Nel 2013 il tormentone di moda era il brano di Caparezza “Fuori dal tunnel”. L’Italia è ora fuori dal tunnel della recessione tecnica, ma…
La notizia degli ultimi giorni è quella che l’Italia è fuori dalla recessione tecnica. Facciamo un po’ di chiarezza: si parla recessione tecnica quando il prodotto interno lordo (Pil) segna una variazione congiunturale negativa per due trimestri consecutivi.
Diversa dalla recessione tecnica è la recessione economica, che si verifica in presenza di una variazione negativa del Pil rispetto all’anno precedente. Se questa variazione è negativa, ma con un valore minore del 1%, si parla di “crisi economica”.
La recessione tecnica dell’Italia, di cui si è parlato nei mesi scorsi, stava ad indicare che il Paese si trovava in una situazione in cui i livelli dell’attività produttiva risultavano inferiori rispetto a quelli raggiungibili nel caso si fossero utilizzati appieno e in modo efficiente tutti i fattori produttivi a disposizione.
Siamo quindi passati da una variazione congiunturale negativa pari al -0,1% dei mesi di Novembre e Dicembre 2018 a una variazione positiva pari a +0,2% nel Gennaio 2019.

La rivalutazione dei contributi pensionistici
Dovremmo essere contenti dell’uscita dalla recessione tecnica del nostro Paese?
Come contribuente INPS non ne sarei particolarmente contento.
Questo perché la rivalutazione dei contributi accantonati ogni anno avviene in base alla media mobile quinquennale della crescita della ricchezza nazionale, ovvero all’incremento del PIL nominale. Questo comprende anche il tasso di inflazione che si registra anno per anno.
Inoltre, a causa della crisi economica che sta tuttora colpendo l’Italia, i tassi di capitalizzazione sono bassi e, di conseguenza, lo è anche la rivalutazione dei contributi.

