Il costo dei soldi

La scorsa settimana mi sono recato dal concessionario per il consueto tagliando di routine della mia auto. Mentre ero in sala d’attesa la mia attenzione è stata catturata da un cartello, su cui era riportato il listino prezzi riguardante il “costo manodopera oraria”: ben 74 € + IVA! (90,28€).

 

Una volta letto il tariffario non mi sono domandato se fosse caro o equo, dal momento che non sono un esperto in paghe. Del resto era innegabile che il servizio offerto fosse impeccabile: sono stato riaccompagnato a casa da una gentilissima hostess e la mia auto, prima di venirmi restituita, è stata lavata e igienizzata. Attenzioni, forse, introvabili in una normale officina meccanica. 

 

Ma, mentalmente, ho fatto comunque un rapido calcolo sul mio “costo orario” (quante ore in media lavoro al giorno, quindi in una settimana, in un mese e in un anno? Costo unitario = reddito annuale : ore totali) e mi sono sorpreso quando ho scoperto che era più basso di quello di un operaio, anche se indubbiamente specializzato.

 

Mi sono chiesto per quale ragione accettiamo di pagare 74 € + IVA all’ora un meccanico che cura la nostra auto o come mai per andare da un dottore specialista o da un avvocato siamo disposti a versare, senza battere ciglio, una parcella molto alta. La risposta che mi sono dato è che c’è la consapevolezza che questi esperti siano in grado di risolvere il nostro problema. Del resto, spendere 300 euro per una visita di quindici minuti potrebbe farci riflettere. In realtà, però, dobbiamo tenere presente che è vero che in quei quindici minuti il professionista riesce a risolvere il nostro problema, ma può farlo solo grazie ad anni di studio ed esperienza.

 

Perché, allora, quando ci avviciniamo al mondo “finanza” accettiamo mal volentieri il “costo” di professionisti che lavorano per le nostre esigenze finanziarie? Molto spesso questa reticenza è dovuta all’idea che, consegnando i propri risparmi, tutti i servizi debbano essere gratis. 

“Dare” i soldi a una banca può essere vero se sottoscriviamo una sua obbligazione, in quanto in questo caso le prestiamo i nostri soldi e richiediamo una contropartita in cambio, un po’ come quando affittiamo un immobile. Ma quando, invece, entriamo nel mondo del risparmio gestito, non mi stancherò mai di dire che non c’è nessun trasferimento di proprietà, ma solamente un servizio gestionale e che, quindi, sarò io cliente a pagare con una commissione.

 

Molto spesso mi sento dire che quel certo comparto è caro. Io rispondo sempre: “Caro rispetto a cosa?

Rispetto a tenerli sul conto corrente? Certo che questo servizio ha un costo superiore, ma se alla fine dell’anno quel determinato comporto ti ha portato un rendimento a doppia cifra, sei convinto che avresti ottenuto lo stesso risultato tenendoli sul conto corrente? Certo che no. Come non avresti avuto perdite se il mercato fosse stato negativo come è successo nel 2018”.

 

Non possiamo fare certi paragoni poiché si tratta di due cose ben diverse.

Noi italiani ci sentiamo tutti grandi allenatori, grandi politici e grandi esperti in finanza pur facendo un lavoro completamente diverso e non avendo le opportune conoscenze in merito.

 

 

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