Lavorare in nero È poi così vantaggioso?

Quando siamo alle prese con un lavoro autonomo o ci relazioniamo direttamente con un professionista che ci svolge una commissione, moltissime volte incorriamo nella domanda: “ Le occorre la fattura?”.


Tenendo conto che emettere una fattura o uno scontrino fiscale comprensivo di IVA, a seguito di un lavoro svolto, è obbligatorio, tale domanda è un chiaro invito a percepire un corrispettivo in contanti e a ricorrere al classico “pagamento in nero”.

In questa sede lo scopo non è senz’altro trattare l’argomento da un punto di vista morale o facendo riferimento a principi sociali, lesi appunto attraverso l’evasione fiscale. Ancor più considerando che tutti usiamo i servizi sanitari, percorriamo le strade e necessitiamo di sicurezza. Tutti servizi pagati esattamente con i contributi che noi stessi versiamo.

L’obiettivo di tale articolo è piuttosto individuare i danni che indubbiamente ci si autoinferte quando si accetta di effettuare una prestazione in nero. Per chi deve effettuare il pagamento sicuramente è un’azione conveniente: può beneficiare di un risparmio ottenuto da un forte sconto. Per la controparte invece la convenienza è solo un’illusione. Si tratta di una furbizia destinata a ritorcersi contro se stessi. 


Basta pensare ai casi in cui è necessario richiedere un mutuo o un finanziamento in Banca. Quest’ultimo viene sempre erogato in base ai parametri risultanti da un bilancio economico del soggetto.

Un esempio lampante della perdita cui va incontro chi decide di percepire in nero il proprio guadagno, lo abbiamo se osserviamo ciò che è successo durante la pandemia. 


In questo periodo difficile, lo Stato ha contribuito a elargire aiuti economici a società e lavoratori autonomi che hanno subito danni a causa delle chiusure forzate durante il lockdown. Tali fondi sono stati erogati sulla base del bilancio del soggetto. Dunque, coloro che nell’anno precedente hanno avuto un magro ritorno economico, si sono visti riconoscere un corrispondente magro contributo.

Il danno più grande cui si va incontro è però visibile nel lungo periodo, ovvero al momento in cui avremo l’età per percepire la pensione. Come ben sappiamo, il suo valore economico si costruisce sulla base dei contributi versati durante gli anni lavorativi. È chiaro quindi che ogni fattura non emessa corrisponde, oltre che a un danno nei confronti della comunità (IVA e imposte sui redditi non versate), a un auto sabotaggio.

Dunque, come affermava il prof. Cipolla, esistono quattro categorie di individui: gli “intelligenti”, che perseguono il proprio vantaggio e quello altrui, gli “sprovveduti”, disposti a danneggiare se stessi per il benessere altrui, i “banditi” abili a danneggiare gli altri pur di avvantaggiare se stessi e infine gli “stupidi”, i quali non solo danneggiano gli altri, ma lo fanno senza avvantaggiare in alcun modo se stessi o , addirittura, persino danneggiandosi.


Sta a voi decidere a quale categoria volete appartenere.

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